Fiume o morte!, diretto da Igor Bezinović, affronta in modo diretto la questione storica e sociale della memoria dell’occupazione dannunziana di Fiume. Nella Rijeka contemporanea, oggi terza città croata, non vi è traccia dei sedici mesi che, intercorsi tra il 1919 e il 1920, videro D’Annunzio alla sua guida. È a partire da questa assenza che il film si sviluppa, trasformando la memoria rimossa in occasione di indagine sulla narrazione collettiva attuale. La regia sceglie infatti di non limitarsi a documentare, ma affida il racconto a una pluralità di voci, immagini e linguaggi che ricompongono la vicenda. Ne emerge un film che non intende né celebrare né condannare i protagonisti storici dell’epoca (sebbene la fazione dannunziana venga rappresentata con ironia), ma che mira a restituire la teatralità grottesca e la violenza politica che caratterizzarono il Novecento, trovando nell’esperienza fiumana un esplicito modello.
L’incipit del documentario, ovvero l’abbattimento dei ponti sulla Fiumara ordinato da D’Annunzio il 24 dicembre 1920, sancisce l’avvio di un racconto in cui Fiume, nel corso del XX secolo, passerà sotto molteplici giurisdizioni, scandite dai cambiamenti toponomastici della città. Ad introdurre il pubblico alla vicenda è la domanda: ‘‘Conosci Gabriele D’Annunzio?’’, rivolta agli abitanti di Rijeka, fermati durante le loro passeggiate nel centro cittadino. Colpiscono immediatamente, soprattutto dal punto di vista dello spettatore italiano, le reazioni degli intervistati: alcuni sentono per la prima volta questo nome, altri lo identificano come dittatore-poeta, altri ancora lo definiscono fascista. A partire da queste molteplici incarnazioni, il personaggio viene interpretato da più attori, a simboleggiare le innumerevoli sfaccettature del personaggio.
Il film reinterpreta il mito dannunziano come un atto performativo e un dramma collettivo, indissolubilmente legato all’esperienza della Prima guerra mondiale. Arruolatosi volontario all’età di 52 anni, alla fine del conflitto D’Annunzio elabora la retorica della vittoria mutilata che lo eleggerà a condottiero dell’impresa fiumana. Il racconto segue le principali tappe della vicenda, inaugurata dalla cosiddetta Santa entrata e proseguita con episodi simbolici quali la decapitazione dell’Aquila Asburgica, storico monumento cittadino. Alla ricostruzione visiva e sonora si affianca il commento dello storico Federico Carlo Simonelli, autore del recente volume edito da Pacini (2021) D’Annunzio e il mito di Fiume. Riti, simboli, narrazioni. La ricerca di Simonelli, che ha supportato la realizzazione del film, offre infatti un quadro innovativo e approfondito della costruzione del mito fiumano, mostrando come D’Annunzio abbia trasformato la città in un palcoscenico politico e culturale, elaborando un linguaggio simbolico destinato a radicarsi nel fascismo.
L’intervento dello storico Simonelli, calato nel ruolo di giovane dannunziano in divisa, tra i tanti excursus che appaiono nel film, mantiene alta la soglia di attenzione del pubblico. La scansione narrativa, affidata a differenti voci parlanti il fiumano, dialetto di ascendenza italiana, è accompagnata infatti dalla teatralità degli attori e dalla pluralità dei registri impiegati che allontanano Fiume o morte! sia dalla cronaca documentaria classica, sia dalla tradizionale ricostruzione storica degli eventi.
L’invito alla riflessione sull’uso pubblico del passato e sul rapporto tra mito e realtà si combina con una trasposizione cinematografica volutamente leggera: priva di ricostruzioni scenografiche che rispettano i connotati dell’epoca di ambientazione, ma attenta ai costumi, arricchita dall’interazione con la popolazione locale e dall’inserimento di fuori scena.
Il film si caratterizza per l’intenso utilizzo di foto e video d’archivio. Particolarmente significativi sono gli scatti che documentano la vita dei cinquemila e più giovani italiani accorsi a Fiume, elemento su cui insiste la narrazione accompagnata dalla canzone Giovinezza, poi entrata nel repertorio fascista. Le riprese delle attività fisiche e dell’addestramento militare di quei giovani guidati da D’Annunzio rendono concreta la costruzione del mito dell'"uomo nuovo" - benché ancora in formazione -, cifra del XX secolo e dei regimi dittatoriali che seguiranno.
La ricostruzione visiva e uditiva dei simboli dell’epoca risulta un efficace strumento didattico, poiché ne favorisce la trasmissione, costantemente accompagnata dalla narrazione sottilmente ironica che punta a coinvolgere anche il pubblico non specializzato. Inoltre, la presenza di figure come Filippo Tommaso Marinetti, Guglielmo Marconi e Arturo Toscanini, nonché il racconto della singolare esperienza di Guido Keller e la costante evocazione di Benito Mussolini e della monarchia sabauda autrice dell’accordo di Rapallo che pose fine all’occupazione dannunziana di Fiume, arricchiscono ulteriormente il racconto, contribuendo alla sua valenza didattica e restituendo uno spaccato del Novecento.
Fiume o morte! invita dunque a guardare criticamente a una pagina controversa della storia europea che, affiancata alla lettura del volume di Federico Carlo Simonelli, invita a riflettere sul rapporto tra memoria e mito, costantemente in bilico tra realtà e invenzione, come dimostrato dalla recente storiografia dedicata al Novecento.