La rievocazione in Italia ha origini e sviluppi diversi da quelli manifestatisi, già dalla fine del XIX secolo, nell'Europa e nell'America settentrionali1. In Italia la ricostruzione di battaglie storiche è un fenomeno relativamente recente; l'allestimento dei musei all'aperto con la presenza di eventi di Living History è stato ed è ancora debole; blanda, seppure in via di rafforzamento, la presenza di rievocatori presso i siti culturali, così come fragile il legame tra la rievocazione e ricerca nelle discipline archeologiche (archeologia sperimentale e ricostruttiva) o storiche. Al contrario, il mondo delle feste storiche, a origine laica o religiosa, ha in Italia una tradizione ormai secolare e ben sedimentata, strettamente legata alle realtà locali (paesi, città). Su di essa si è innestata, in tempi diversi, anche l'attività di gruppi di rievocatori veri e propri, nati su influenza e modello degli esempi d'oltralpe. Si sono inoltre anche aperte sperimentazioni di valorizzazione dei beni culturali tramite eventi rievocativi legati o meno all'organizzazione di feste storiche. Questa ibridazione, unita ad altri fattori concomitanti, ha portato di recente una nuova forte attenzione sugli eventi rievocativi sia da parte dei ricercatori in ambito umanistico e sia da parte degli amministratori locali e nazionali, creando di fatto una congiuntura peculiare, in cui i public historian (o storici pubblici) potrebbero avere un ruolo determinante2.
Un fenomeno diffuso
Nel 2024 il progetto di Mappatura delle rievocazioni storiche dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale (ICPI) del Ministero italiano della Cultura ha censito su base nazionale ben 1294 "eventi pubblici centrati sulla ricostruzione e messa in scena di episodi o forme di vita del passato, i cui protagonisti sono impegnati nel rivivere contesti storici in modo immersivo"3. Si tratta di un numero considerevole, indicativo della pervasività del fenomeno, eppure decisamente inferiore alla reale quantità delle manifestazioni di tipo rievocativo che ogni anno si organizzano in località, paesi, piccoli borghi, città e cittadine della nazione4. Un censimento aggiornato di questi eventi sarebbe però quasi impossibile da realizzare su scala nazionale, non solo per l'ampia varietà delle manifestazioni, ma anche e soprattutto per la loro tumultuosa evoluzione. Ogni anno, infatti, nascono nuove iniziative, alcune vengono temporaneamente sospese e poi riscoperte e rinnovate, altre - dotate di una struttura e una organizzazione più stabili - mostrano articolazione e complessità crescenti.
Questo primo censimento dell'ICPI, anche se parziale e per ora non pienamente analizzabile, costituisce comunque un indicatore importante di come sia cambiato in questi anni l'atteggiamento delle istituzioni politico-amministrative e della ricerca accademica nei confronti del mondo delle feste storiche e degli eventi rievocativi. Il progetto che lo ha sostenuto, infatti, ha preso le mosse da precise indicazioni del mondo universitario, soprattutto dal settore demo-antropologico, e ha contribuito a dare supporto scientifico alla prima legge nazionale sulle rievocazioni storiche che oggi le riconosce "quali componenti fondamentali del patrimonio culturale nonché elemento qualificante per la formazione e per la crescita socio-culturale della comunità nazionale" (L 152/2024)5. La legge nazionale è giunta inoltre a completamento di una serie di normative emanate dalle singole regioni a partire dal 2009, tese a regolamentare un fenomeno estremamente diffuso in particolare nelle località rurali, bisognoso quindi di finanziamenti e di protocolli per la sicurezza del pubblico e degli operatori6.
La definizione di "manifestazioni di rievocazione storica" che si ritrova nella legge citata contiene elementi interessanti ma, allo stesso tempo, anche ambigui, proprio perché riflettono la realtà ibrida del fenomeno:
manifestazioni finalizzate a salvaguardare e valorizzare la memoria storica di un territorio, comprensiva dei saperi, delle pratiche e delle prassi del periodo storico di riferimento. Le rievocazioni storiche consistono nella rappresentazione scenica, attraverso le arti performative, di un passato o di una memoria collettiva che appaiano significativi per una comunità territoriale e che facciano riferimento a conoscenze storiche acquisite e a evidenze documentarie dotate di attendibilità storica, sulla base delle quali sono condotte attività rispettando criteri di ricostruzione, di realizzazione e di utilizzo di oggetti, vesti, accessori e armamenti. Sono manifestazioni che si svolgono con continuità da almeno cinque anni; si integrano con attività o iniziative culturali e di rievocazione storica e demoetnoantropologica; sono pertinenti all’attività di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale anche al fine di promuovere lo sviluppo economico-produttivo e turistico locale7.
Come si vede da un lato l'enfasi è certamente messa sulla "attendibilità storica" e su "criteri di ricostruzione, di realizzazione e di utilizzo di oggetti, vesti, accessori e armamenti", dall'altro però si guarda alla continuità nel tempo, a un concetto vago come la "memoria collettiva" e a una non ben definita "rievocazione demoetnoantropologica" che probabilmente si riferisce alle numerose feste che non intendono rievocare un evento preciso e che non possono ricorrere a criteri di storicità, ma che perpetuano una tradizione locale radicata. Nel 2025 la legge ha costituito il fondamento del bando di finanziamento Fondo Nazionale per la Rievocazione Storica del Ministero della Cultura8 che ha ricevuto oltre 500 richieste finanziandone, con importi diversi, poco più della metà9, assegnati con i seguenti criteri:
- qualità culturale del progetto presentato, in particolare della tutela, della conservazione, della salvaguardia e della trasmissione del patrimonio culturale nonché della memoria, dei saperi e delle tradizioni legati alle rievocazioni storiche (35 punti);
- valorizzazione del patrimonio culturale (15 punti);
- collaborazioni tra gli enti di rievocazione storica e le istituzioni scolastiche, le università, gli istituti e i luoghi della cultura pubblici e privati, gli enti di promozione turistica e i soggetti gestori dei beni del patrimonio culturale, nonché del coinvolgimento delle comunità locali (10 punti);
- promozione della conoscenza delle manifestazioni di rievocazione storica a livello nazionale e a livello europeo e internazionale (10 punti);
- ricadute sul territorio (10 punti);
- sostenibilità economica del progetto (20 punti).
I verbali relativi alle assegnazioni rilevano "la presenza di alcuni progetti con finalità che appaiono incoerenti rispetto a quelle stabilite dal Bando e riconducibili più propriamente al mondo del folklore o della commemorazione religiosa", segno che appunto nel linguaggio comune la rievocazione storica ha contorni ancora molto sfumati e un contenuto ambiguo. Altri aspetti rilevati riguardano la formulazione poco chiara del bilancio, collegata anche alla diffusa incapacità dei richiedenti di autosostenersi e alla sostanziale assenza di rapporti di collaborazione e di interscambio con paesi esteri. Viene infine ribadita l'importanza che sia curata la partecipazione delle comunità locali ed il coinvolgimento delle scuole di ogni ordine e grado.
Sono indicazioni tutte estremamente preziose per lo storico pubblico, che sostanzialmente vede aperti campi di azione precisi: sostenere la qualità del progetto, valorizzare il patrimonio culturale, curare i rapporti con le comunità e il territorio10.
Un fenomeno studiato
Sebbene in Italia le prime pubblicazioni scientifiche risalgano già agli anni '70 del secolo scorso, è solo in tempi relativamente recenti che si nota un più intenso proliferare di ricerche, convegni e iniziative incentrate per lo più sul variegato fenomeno delle feste storiche locali a carattere rievocativo11. La nascita e la distribuzione dei gruppi di rievocatori di stampo europeo (reenactor), come il monitoraggio delle loro attività non è stata, invece, ancora oggetto di alcun studio specifico, né di censimento o raccolta di testimonianze12.
Dal punto di vista degli studi storici è fondamentale riferirsi al volume curato da Aurora Savelli Toscana rituale, che individua nelle feste storiche toscane - ma parte dell'analisi è certamente allargabile ad altre regioni - tre fasi di (ri)nascita o (ri)fondazione: il regime fascista, il dopoguerra e gli anni del boom economico. Sotto il fascismo, in particolare negli anni Trenta, il regime promosse infatti una sistematica invenzione delle tradizioni, rurali e urbane, come strumento di costruzione del consenso: da qui la riscoperta, rivisitazione o fondazione ex novo di feste che si richiamavano a un passato per lo più medievale e rinascimentale. Nell’immediato dopoguerra le feste già esistenti vennero riprese, ed altre se ne crearono, grazie un sostegno politico trasversale, che intende "ricomporre le divisioni e il disordine, ristabilendo un tessuto connettivo attraverso la festa, mediante il richiamo a una storia comune tanto più efficace sul piano della coesione sociale quanto più lontana nel tempo"; negli anni Sessanta e Settanta il modello della festa storica fu infine adottato anche dai piccoli centri di provincia, anche in questo caso grazie a una promozione popolare, indipendente dalle appartenenze politiche delle amministrazioni locali13.
Dal punto di vista della ricerca antropologica un momento di svolta si registra nel 2016, con lo studio di Fabio Dei sulle rievocazioni storiche in ottica multidisciplinare, con l'obiettivo di documentare il fenomeno in area toscana e avviare "una riflessione interpretativa sui significati che questo tipo di eventi esprimono nella società italiana ed europea contemporanea, in relazione ai temi dell'identità territoriale, del turismo e dello sviluppo economico locale, del patrimonio culturale e della popular culture"14. Lo studio ha messo in luce il rapporto complesso tra attività rievocative e il concetto di "identità locale" e ha provato una prima tipizzazione delle manifestazioni rievocative: dalle feste storiche con o senza componenti agonistiche alle sfilate, dalle ricostruzioni di battaglie alle riproduzioni di vita quotidiana del passato. È stato messo in luce come sia cruciale distinguere tra "rievocazione" e "ricostruzione", la prima "più immaginativa e mossa da esigenze teatrali e spettacolari", la seconda più scientifica e filologicamente fondata. Lo studio ha inoltre confrontato le rievocazioni con altri tipi di eventi simili quali le commemorazioni (costruzioni di un passato condiviso o conflittuale attraverso le performances rituali) e le pratiche di valorizzazione del patrimonio culturale intangibile.
Dalla rievocazione alla storia pubblica
Intercettando un'evidente congiuntura in atto, dal 2021 l'Associazione Italiana di Public History (AIPH) ha organizzato una serie di iniziative e di progettualità coordinate per proporre la Public History (da qui PH) come punto di contatto tra i protagonisti del mondo della rievocazione, i ricercatori e i rappresentanti delle istituzioni15. L'interesse è nato dalla constatazione che i rievocatori sono per loro stessa natura narratori (e quindi ri-scrittori) di storia, la rappresentano, la mettono in scena, la fanno rivivere in situazioni immersive. Nella maggior parte dei casi sono volontari e appassionati, ma spesso tramite un approccio da "professionisti" al servizio della comunità (associazione, gruppo, ente) per cui o in cui operano. Non ci sono poi solo i volontari: il mondo della rievocazione in senso lato brulica di professionisti: manager, consulenti, registi, artigiani, artisti di strada, tutti legati dal filo conduttore del racconto storico. Tutte figure che necessitano, quindi, per ovvie ragioni, di avere la migliore contezza possibile delle implicazioni della condivisione della storia con i diversi pubblici.
All'interno dell'AIPH, il gruppo di lavoro dedicato alla rievocazione, si è di conseguenza impegnato in due direzioni: fare chiarezza nel contesto complesso e ambiguo della rievocazione storica in Italia e agire concretamente sul piano della formazione.
Appartiene alla prima linea di azione l'edizione del Glossario della rievocazione (2023- in corso), nato dall'immediata constatazione dei membri del gruppo della necessità di definizioni condivise che permettessero la creazione di una comune area di lavoro. Elaborato in forma condivisa e, in seguito, approvato dal Consiglio Direttivo dell'AIPH, il Glossario intende favorire il dialogo tra i gruppi di rievocatori e il mondo degli storici professionisti, e nel contempo agevolare le istituzioni, i centri di ricerca ed in generale gli organizzatori di eventi nel consapevole ricorso alla rievocazione storica, permettendo una cernita non valoriale, ma funzionale, fra le diverse competenze a disposizione. Nato come strumento di consultazione per la scrittura di progetti come nell’organizzazione degli eventi, il Glossario ha avuto una prima edizione in formato elettronico sul sito dell'AIPH16; in un secondo tempo è stato trasformato in un ipertesto grazie al Laboratorio di Cultura Digitale dell'Università di Pisa17. Attualmente è in corso la sua trasformazione in un prodotto editoriale e culturale più complesso in cui, accanto alla definizione sintetica della singola voce, sia presente una scheda più ampia, autoriale, di approfondimento critico, dotata di corredo bibliografico.
Alla seconda linea di azione appartiene invece l'apertura del primo corso di perfezionamento universitario Il rievocatore come Public Historian (2024-25), seconda edizione 2025-26. Il corso è stato attivato dal Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell'Università di Pisa col partenariato dell'Associazione Italiana di Public History (AIPH), del Consorzio Europeo Rievocazioni Storiche (CERS) e del Comune di Sarzana18; ha inoltre il patrocinio del Centro Interuniversitario per lo Sviluppo della Public History (CISPH) e delle Associazioni Sarzana Senza Tempo e Gilda Historiae19. Indirizzato a chi intende apprendere gli strumenti necessari per operare consapevolmente nella partecipazione, organizzazione, allestimento e/o promozione di eventi di ricostruzione, è stato costruito come luogo di confronto tra diverse esperienze e competenze, quelle già acquisite da chi lavora nella rievocazione ricostruttiva e gli storici professionisti. Le lezioni hanno approfondito l'esegesi delle fonti scritte e orali, iconografiche e artistiche, nonché le fonti relative alla cultura materiale. In spontanea e involontaria risposta alle problematiche enucleate dalla commissione di valutazione ministeriale sopra citata, specifici moduli didattici sono stati dedicati alla gestione della sicurezza e all'amministrazione anche economica degli eventi; nella seconda edizione anche alla "regia" e alla comunicazione delle manifestazioni.
Partecipando attivamente a entrambi i percorsi mi si sono progressivamente chiariti gli aspetti peculiari e le problematiche di interesse che legano del mondo della rievocazione alla storia pubblica, al di là dell'ovvietà - incredibilmente incompresa in ambito italiano -, che il rievocatore, portando e inscenando la storia in pubblico e col pubblico, è ipso facto un public historian, più o meno bravo, più o meno preparato, ma comunque lo è.
Gli aspetti a mio avviso di grande interesse sono cinque: la rievocazione intesa come ricostruzione storicamente accurata, come luogo di storia partecipata e di narrazione storica più o meno consapevolmente compresa, come medium di valorizzazione del patrimonio culturale e infine come motore economico per il territorio.
Rievocazione come ricostruzione
Dove l'antropologo vede un continuum concettuale tra la sagra paesana e lo spettacolo rievocativo unite da una vasta gamma di manifestazioni intermedie, lo storico pubblico ha invece un peculiare interesse verso gli eventi e le attività di rievocazione ricostruttiva, ossia quelli che puntano al raggiungimento della migliore accuratezza storica possibile. Ovviamente è importante distinguere se tali manifestazioni siano attuate in feste storiche o in collaborazione con enti museali, in progetti di archeologia sperimentale o per iniziative di promozione culturale o anche in feste private, ma quello che più interessa è la motivazione che soggiace alla scelta del periodo storico di interesse e i metodi attuati per arrivare all'ipotesi ricostruttiva. Per esempio, nel caso di una rievocazione a tema medievale, quale medioevo e perché? Con quali fonti? Come interpretate? Come elaborate all'interno dei gruppi e delle associazioni di rievocatori? Come valutate a posteriori? Nella congiuntura in atto questi aspetti appaiono particolarmente importanti, come attestano i richiami all'accuratezza storica o alla "storicità" che ricorrono nelle normative regionali e nei regolamenti delle feste, oggi riprese e ribadite dalla recente legge nazionale.
La storicità è spesso evocata, richiesta, indicata come obiettivo, ma raramente esplicitata nei regolamenti e delle procedure di accreditamento dei gruppi: tuttavia la concorrenza degli eventi e la pressione della normativa sta spingendo organizzatori e associazioni ad avviare processi che garantiscano l'accertamento e l'affinamento della qualità delle diverse forme di rappresentazione. Si tratta, ovviamente, sempre di ipotesi ricostruttive di un abito, un'arma, un accessorio, una tecnica di combattimento o una coreografia, che hanno tra i loro luoghi di esposizione non solo le feste storiche o gli eventi rievocativi, ma anche gli enti museali, i parchi archeologici, gli studi scientifici e i beni culturali sparsi nel territorio20.
In questo rapporto con la "storicità" lo storico pubblico può rivestire sia il ruolo di osservatore, sia quello di operatore sul campo. Nel primo caso andrà a esaminare nel tempo quali eventi-periodi sono maggiormente rievocati, su quali agganci documentari sono fondati e in che modo e con quali tempi le comunità hanno espresso il bisogno di adottare per le loro realizzazioni il "metodo filologico"21. Nel secondo si metterà in gioco in prima persona per aiutare le comunità e le associazioni nell'acquisizione di valide metodiche di ricerca22. Nella presente congiuntura, la crescente fame di "metodo" deve vedere in prima linea il public historian, impegnato in iniziative tese da un lato a fornire alle comunità le competenze necessarie per rielaborare le proprie fonti e dall'altro a recuperare e archiviare la documentazione tecnica che si sta di fatto già producendo: una letteratura grigia estremamente interessante e preziosa, che però raramente viene adeguatamente conservata. Questo porta direttamente al secondo punto di interesse.
Rievocazione partecipata
I metodi e le forme di coinvolgimento dei pubblici sono aree di indagine che avvicinano certamente lo storico pubblico all'antropologo: entrambi interessati ad analizzare il rapporto tra evento e comunità, con il primo, però, coinvolto nelle stesse forme di gestione della partecipazione. Mi riferisco alle attività di costruzione di archivi di memorie in maniera partecipata, alla ricerca e compilazione di domande di finanziamento, alla organizzazione di incontri per definire modalità e tematiche della manifestazione. Enti e associazioni che organizzano manifestazioni rievocative periodiche hanno spesso bisogno di aiuto per entrare consapevolmente nel circuito virtuoso della raccolta e conservazione delle memorie, come nella redazione di progetti finanziabili. Se è vero che queste manifestazioni appartengono a pieno titolo al patrimonio immateriale della comunità, l'impegno per attivare meccanismi sostenibili sia nell'organizzazione come nella conservazione e riattivazione di memorie è cruciale. Mi riferisco ovviamente a strategie di recupero non solo della documentazione grigia prima menzionata (regolamenti, schede, giudizi), ma anche di fotografie, video, memorie orali e "oggetti" (abiti, accessori, strutture). Si tratta di una raccolta doverosa, che però può risultare utile solo nella misura in cui è attuata internamente alla comunità stessa, coinvolgendo in questa attività le persone, le comunità, i gruppi che hanno nel tempo dato vita all'evento. L'obiettivo della raccolta deve essere, inoltre, un archivio e un deposito vivo, dove il materiale viene regolarmente consultato, commentato, discusso e anche riusato e modificato per creare ogni anno nuove realizzazioni.
Lo sguardo alla partecipazione non deve essere poi limitato alla comunità, ma a tutti i protagonisti di un'attività rievocativa e ricostruttiva che può assumere forme anche estremamente complesse. Se c'è un dato che la mappatura della rievocazione, citata all'inizio di questo articolo, ha mostrato in maniera chiara è che, per quanto i ricercatori abbiano adottato una definizione23, le manifestazioni censite mostrano una varietà tipologica disarmante: giochi, mercati, sfilate, ritualità religiose e laiche, commemorazioni religiose e laiche, ricostruzioni, oltre che la compresenza variabile di più tipologie. Si tratta di una complessità in cui, caso per caso, la dimensione partecipativa deve essere valutata, compresa e considerata con attenzione. Attualmente sotto la lente di ingrandimento degli enti amministrativi e degli organizzatori vi è solo il pubblico generico, ossia l'afflusso dei partecipati esterni. Immediatamente visibile per quanto non facilmente misurabile se non sia previsto un biglietto d'ingresso, la partecipazione turistica alla manifestazione rievocativa è certamente un fenomeno concreto e importante, proprio perché di per sé fornisce un supporto di rilievo alla ripetizione della manifestazione stessa. Tuttavia, uno sguardo limitato a questo unico fattore di impatto risulta miope e distorto. A seconda dell'ambito di realizzazione la rievocazione coinvolge, oltre che il pubblico esterno e le comunità (rappresentate di norma da enti e associazioni locali), anche altri pubblici, quali ad esempio le associazioni e i gruppi di rievocatori non locali mobilitati per arricchire l'offerta, esperti provenienti dal mondo della ricerca, della rievocazione o dello spettacolo chiamati per guidare la comunità nell'allestimento, gli enti deputati alla conservazione e promozione di beni culturali, il mondo dell'artigianato locale ed extra locale. Il convergere di tutti questi pubblici determina, di fatto, una partecipazione plurale, in cui il passato rievocato assume valori e significati diversi tra loro interagenti.
Rievocazione come narrazione
Questo porta al terzo punto chiave, ossia alla rievocazione come percezione e narrazione del passato, non solo del passato più o meno remoto che si evoca o si ricostruisce, ma anche della storia stessa della rievocazione. Il punto è delicato, proprio in quanto i pubblici coinvolti nella rivisitazione sono diversi e vivono ovviamente in maniera differente quanto si organizza. Le manifestazioni presuppongono sempre da parte del pubblico esterno un'esperienza immersiva e partecipata, che si può comunque declinare su molti livelli: intrattenimento prevalentemente passivo, coinvolgimento con interazioni, partecipazione ad attività laboratoriali. Per gli altri protagonisti prima elencati dobbiamo considerare anche il rilievo che si intende dare - tramite la rievocazione - alla storia locale o alla presunta "identità" della comunità, la scelta delle manifestazioni da promuovere in relazione a considerazioni economiche o logistiche, la possibilità di trasmettere conoscenze e competenze sia al pubblico esterno come alla stessa comunità, costruendo attività che nel corso dell'anno vanno ad alimentare le narrazioni della storia locale o del periodo storico di interesse. Se poi l'evento vede il coinvolgimento diretto di un ente museale, che sia un ecomuseo o una piccola realtà locale, o iniziative di valorizzazione di un bene culturale, il rapporto tra pubblico esterno e percezione del passato arriva necessariamente a valle di un dialogo complesso che si è svolto non solo tra le diverse competenze, ma anche tra le possibili "narrazioni" di quel passato.
Dietro ogni rievocazione storica c'è un messaggio, in alcuni casi consapevole, in altri inconsapevole, molto spesso inconsapevolmente recepito. Posso rievocare una battaglia come un evento squisitamente militare, oppure politico, o sociale, o guardando all'insieme dei tre aspetti. Porre l'accento sui vincitori o gli sconfitti, enfatizzare i movimenti delle truppe o i caduti e le vittime collaterali, la dimensione economica (rifornimenti, distruzioni) o le tecniche di combattimento. Lo storico pubblico ha il compito tra le altre cose di ragionare e far ragionare sul messaggio, sulla lettura che si può dare dell'evento rappresentato e lo può fare solo partecipando in prima persona al tavolo del confronto, dove i diversi pubblici coinvolti sono chiamati a interagire, prima, durante e dopo la rievocazione.
Da questo punto di vista costituiscono - credo - eventi modello le grandi manifestazioni europee di Tarraco Viva a Tarragona (Spagna) e le Journees Romaines di Nîmes (Francia).
Il festival di rievocazione storica Tarraco Viva si tiene dal 1998 ogni primavera con un fitto programma che prevede spettacoli nell’anfiteatro, ricostruzioni di battaglie, laboratori sull’alimentazione nel mondo antico e altri aspetti della vita civile, conferenze frontali e sessioni di archeologia sperimentale. L'organizzazione dell’evento è a carico del Comune di Tarragona e la direzione artistica è affidata al museo archeologico locale. Come ha spiegato in un recente convegno il direttore, Magí Seritjol, la rievocazione è sempre spiegata, discussa, valutata, si tiene volutamente distante dal puro intrattenimento per turisti, rimanendo ancorata alla sua natura di strumento di promozione culturale; ha inoltre un forte carattere inclusivo, nel senso che coinvolge il mondo scientifico, quello istituzionale, quello della sperimentazione e dell’associazionismo24.
Un altro esempio di festival di successo è quello delle Journees Romaines che si svolgono a Nîmes dal 2010. La manifestazione francese dura di due giorni primaverili ed è organizzata dal 2022 dalla società EDEIS Romanité. L’ideatore dell’evento, Eric Teyssier, è professore di storia romana dell’Università di Nîmes. Gli appuntamenti prevedono spettacoli di ricostruzione storica con l’impiego di rievocatori, corredate da una serie di iniziative collaterali quali laboratori ludici, animazioni teatrali e musicali, visite guidate e ateliers creativi. Oggetto della manifestazione è sia il mondo gallo-romano delle origini sia la Nîmes imperiale, quando Adriano visitò la città offrendo giochi sontuosi nell’arena. Nel corso delle manifestazioni è sempre presente un banditore esperto (praeco), che introduce gli spettacoli e accompagna il pubblico nella spiegazione di quello che sta avvenendo, rendendo partecipi gli spettatori dei significati delle ricostruzioni storiche25.
Negli esempi riportati, che attualmente non hanno un vero corrispettivo in Italia, la pluralità delle narrazioni è garantita proprio dall'insieme degli eventi organizzati, dal coinvolgimento di diversi soggetti e da una direzione scientifica attenta. In buona sintesi da un approccio di storia pubblica. Al contrario il messaggio "storico" espresso in molte feste storiche italiane è spesso trasmesso in parte o del tutto inconsapevolmente. Molto di frequente vi si ritrova la scelta di ricostruire un momento che si riconosce "importante" o "identitario" per la comunità. Ma chi lo ha indicato come tale? Da quando? Ne è stato iniziatore forse lo storico locale, magari del secolo scorso, o l'intellettuale di passaggio divenuto per breve tempo assessore alla cultura? Fino a che punto la scelta è stata discussa nei gruppi, nelle associazioni, tra la comunità? Come è si è evoluto il messaggio nel tempo? In questi contesti la messa in atto di pratiche di Public History aiuterebbe - credo - una crescita di consapevolezza storica sia degli organizzatori sia del pubblico, con una auspicabile crescita di attrattività delle manifestazioni stesse, come gli esempi citati dimostrano ampiamente.
Rievocazione come valorizzazione
Emerge chiaramente da quanto appena evidenziato l'importanza della rievocazione ricostruttiva come strumento di valorizzazione dei beni culturali materiali e immateriali. Fino ad oggi tale pratica in Italia è stata purtroppo scarsamente presente, al contrario di quanto sta accadendo da tempo nel nord Europa. Un possibile momento di svolta lo si è forse avuto con l'apertura nel 2014 dell'Archeodromo di Poggibonsi ad opera dell'équipe guidata dall'archeologo Marco Valenti. Si tratta di fatto del primo museo open air italiano sull'alto medioevo che riproduce in scala 1:1 i rinvenimenti archeologici del IX‐X secolo scoperti sulla vicina collina di Poggio Imperiale a Poggibonsi (SI). La soluzione espositiva, che ricorre a rievocatori stabili (garantiti da uno spin-off accademico) e occasionali (per gli eventi maggiori), consente ai visitatori di entrare nella vita quotidiana del periodo entrando fisicamente nelle dimore, assistendo a scene di living history, partecipando a laboratori didattici e conferenze di esperti26. Il fatto che siano in gran parte gli stessi archeologi a interpretare i personaggi storici e a svolgere le relative mansioni in spazi ricostruiti con tecniche di archeologia sperimentale rende il progetto unico nel suo genere e poco adatto, per ora, ad essere emulato. Più che la creazione di musei con strutture ricostruite e "abitate" su modello europeo, in Italia la ricchezza e la distribuzione capillare del patrimonio culturale materiale suggerisce - credo- altri tipi di approcci con iniziative volte ad "animare" tramite anche i rievocatori edifici, parchi archeologici e ambienti museali. Nel 2022 nel parco archeologico di Ostia antica si sono svolte una serie rievocazioni storiche in collaborazione con l'associazione Suadela, che ha fatto rivivere le attività degli antichi romani nell'area del Foro e nella via della Casa di Diana27; da diversi anni, nella capitale, il Gruppo Storico Romano celebra con una rievocazione storica le Idi di Marzo presso l’area sacra di Largo Argentina, accompagnando poi il corpo di Cesare presso il tempio del Divo Giulio nel Foro Romano28; nel giugno 2024 il Parco di Travo in Val Trebbia è stato animato da archeologi in abito storico, che hanno messo in scena le azioni e le attività che vi dovevano svolgersi durante il Neolitico29; ogni autunno a Sarzana (SP) la manifestazione Senza Tempo, ripropone la Guerra di Serrezzana del 1487 proprio sugli spalti e nei fossati della rinascimentale Fortezza Firmafede30; la fondazione privata Abbatia Sancte Marie de Morimundo, che intende valorizzare e restaurare l'abbazia di Morimondo, organizza periodicamente Trecentesca, una manifestazione internazionale di ricostruzione storica medievale ambientata nell’epoca viscontea e legata alla battaglia di Casorate (1356), appoggiandosi per l'organizzazione all'associazione Compagnia di Porta Giovia31.
Quelli elencati sono solo alcuni esempi indicativi di un fenomeno certamente in atto, che tuttavia non è monitorato né valutato nel tempo nei suoi aspetti organizzativi come nell'impatto sull'economia del luogo. La recente e spinosa polemica sorta intorno all'iniziativa promossa dal Parco dell'Anfiteatro Flavio di siglare un accordo con AirB&B e con due associazioni romane di rievocatori per l'allestimento di spettacoli gladiatori nel Colosseo, dimostra come sia necessario su questa tematica superare la fase delle sperimentazioni estemporanee ed avviare un serio ragionamento su procedure, metodi e comunicazione32. Da parte degli enti deputati alla conservazione e alla valorizzazione del bene culturale l'interesse verso iniziative di Living History si scontra con la diffidenza dell'Accademia e delle Sovrintendenze verso il mondo della rievocazione, sovente non ben conosciuto e di cui si teme la superficialità di approccio; dall'altro lato le associazioni di rievocatori non documentano spesso con sufficiente correttezza scientifica le loro realizzazioni e progetti. In questo frangente è necessario e anche urgente creare occasioni di dialogo e di conoscenza reciproca in cui le parti possano effettivamente contare su un linguaggio comune e una conseguente chiarezza nei rispettivi obiettivi.
Secondo l'ultimo aggiornamento UNESCO nel 2024, l'Italia è il paese con più "patrimoni dell'umanità" al mondo (60 siti), seguita dalla Cina (59), dalla Germania (54) e dalla Francia (53). Secondo il Fondo Ambiente Italiano nel territorio nazionale si contano circa 4.000 musei, 6.000 aree archeologiche, 85.000 chiese soggette a tutela e 40.000 dimore storiche. Di fronte a queste cifre si comprende come l'opportunità offerta dalla rievocazione di promuovere anche solo una parte minima di questo patrimonio tramite manifestazioni stabili, periodiche o saltuarie, determinerebbe un mutamento di ampia portata nel modo in cui i diversi pubblici potrebbero fruire dei beni culturali e un'occasione preziosissima di raccordo tra gli enti deputati alla tutela e alla valorizzazione e il mondo dei rievocatori, con conseguenti ricadute economiche e sociali di rilievo.
La rievocazione e il suo indotto
Questo ci porta all'ultimo punto determinante: la rievocazione ricostruttiva come fattore di crescita economica e come impresa. Purtroppo, mancano in Italia studi scientifici sul reale impatto economico che gli eventi di tipo rievocativo portano non solo alle comunità che le organizzano, ma anche a tutti i soggetti che ne sono coinvolti più o meno direttamente.
Pensando alle entrate riconosciamo ovviamente in prima battuta il pubblico generico, il turista più o meno consapevole e interessato che paga l'ingresso alla manifestazione o spende nelle taverne / banchi enogastronomici o nell'oggettistica e nell'ospitalità tradizionale o diffusa. L'attrattiva turistica si inserisce tuttavia in un circuito di crescita e distribuzione di ricchezza non altrettanto facilmente misurabile, seppur rilevante. I finanziamenti che consentono le manifestazioni sono redistribuiti alle associazioni e gruppi di rievocatori che organizzano l'evento stesso (tramite assegnazione diretta o partecipazione a bandi pubblici), o che collaborano come consulenti alla manifestazione, o che infine partecipano direttamente su base volontaria, ma con rimborso o copertura delle spese di vitto e alloggio. I gruppi di rievocatori sono di norma autonomi dal punto di vista dell'abbigliamento, degli strumenti e degli accessori, per i quali investono anche cospicue risorse personali, alimentando così l'artigianato specializzato del settore. Operando spesso come consulenti in feste e palî storici promuovono, nelle diverse località, il ricorso a questo tipo di artigianato o di sviluppo di abilità e competenze, che contribuisce a sua volta all'avvio di nuove attività più o meno in relazione a tradizioni antiche: musica, danza, ricamo, oreficeria, lavorazione di pelli e metalli, tintura delle fibre tessili, carpenteria, allevamento, ecc.
Fig. 1 Banchi di artigiani alla fiera Usi&Costumi (Ferrara 2024) © Enrica Salvatori.
Fig. 2 Banchi di artigiani alla fiera Usi&Costumi (Ferrara 2024) © Enrica Salvatori.
Si tratta di attività e prodotti indubbiamente specialistici e di nicchia, formalmente portati avanti da associazioni o piccole imprese, oggi rappresentate in almeno due fiere nazionali: Armi&Bagagli a Piacenza, nella primavera che precede la stagione rievocativa, e Usi&Costumi a Ferrara alla chiusura autunnale. La prima fiera esiste dal 2004, ha ospitato nel ventennale oltre 10.000 partecipanti paganti per 432 espositori con un fatturato di 50.000 €; la seconda, più recente, ha toccato quest'anno 5.000 partecipanti per 341 espositori e un fatturato di 30.000 €. Entrambe le manifestazioni negli ultimi due anni hanno superato i numeri di affluenza precedenti la pandemia.
Fig. 3 Presenza dell'artigianato alle fiere del mondo della rievocazione. Fonte C.E.R.S. Elaborazione di Enrica Salvatori
Esistono infine benefici difficili da misurare, ma non per questo meno concreti. Quando la manifestazione rievocativa si radica nella comunità divenendo un appuntamento condiviso e partecipato, questo comporta l'organizzazione di varie attività nel corso dell'anno, dalla preparazione dell'evento all'allestimento di corsi specifici, siano di cucito, ricamo, danza antica o arti marziali: impegni che i partecipanti prendono a titolo del tutto volontario, ma che implicano la chiamata di esperti remunerati e portano il rafforzamento dei legami sociali entro la comunità. Il fenomeno è particolarmente prezioso nelle piccole località rurali a rischio di spopolamento, dove il convergere di rievocazione, artigianato, promozione del bene culturale materiale e valorizzazione di quello immateriale può costituire un effettivo motore di rilancio e diventare un elemento discriminante per la sopravvivenza.
Si tratta in ogni caso di un settore, quello della rievocazione, dove le professionalità sono varie, estremamente specializzate e, oggi, in crescita, e dove la competenza nel campo storico, oltre che in quello manageriale, comunicativo e manuale, è fondamentale. Questo può certamente aprire la strada alla possibilità che il/la laureato/a di Storia o l'esperto delle strutture museali/archivistiche possa trovare come storico pubblico nuovi, interessanti e utili spazi di lavoro, soprattutto nella congiuntura che stiamo vivendo dove spinte dall'alto e domanda dal basso aumentano l'esigenza di figure professionali in grado di mediare fra le necessità della festa, la serietà del messaggio, la partecipazione e interazione col pubblico, la comunicazione interna ed esterna.
Una richiesta potenziale che però attualmente non trova, nel panorama formativo italiano, una risposta adeguata. A differenza di quanto accade in alcuni paesi d’Europa, dove esistono percorsi in grado di creare un livello intermedio di competenze da impiegare in ambito museale33, in Italia le opportunità sono estremamente rare. Il corso di perfezionamento già menzionato dell'Università di Pisa risulta l'unico organizzato negli anni accademici 2024-25 e 2025-26.
Conclusioni
La rievocazione storica ha in Italia è un fenomeno complesso, con origini e diffusioni del tutto peculiari dovuti al rilievo rivestito nel primo e secondo dopoguerra dalle feste storiche e dai palî, dal percorso parallelo portato aventi dai rievocatori "tradizionali", dal legame tra la rievocazione e le comunità locali, dall'impatto crescente degli eventi rievocativi nel settore economico turistico. Oggi questo insieme di fattori convergenti sta portando da un lato all'emergere di una normativa dedicata e dall'altro a una moltiplicazione delle rievocazioni storiche di ogni ordine e grado parzialmente indotta da questa stessa normativa, nata per creare la cornice legale a bandi di finanziamento. Siamo quindi di fronte a un'ulteriore evoluzione del fenomeno - rispetto alle fasi già messe in luce da storici e antropologi per il secolo appena trascorso - che pare spingere verso la nascita di nuove professionalità e il mutamento nelle tipologie di rievocazione.
Se le feste "tradizionali" potranno affrontare il nuovo corso raffinando qualitativamente l'offerta e quindi investendo nelle competenze interne ed esterne, le nuove realtà in continua fioritura vedranno spesso le associazioni e Pro Loco impreparate a gestire la complicata organizzazione di una festa / evento e quindi nella necessità di ricorrere a figure professionali e associazioni accreditate. Allo stesso modo musei ed enti culturali, consapevoli dell'enorme attrattività dei laboratori di archeologia sperimentale e di eventi ricostruttivi, sentiranno il bisogno di avviare protocolli di intesa e procedure di garanzia con le associazioni di rievocatori. Attualmente la strada è quella di affidarsi al passaparola o rivolgersi a consorzi già costituiti C.E.R.S. (Consorzio Europeo Rievocazioni Storiche), la F.I.G.S. (Federazione Italiana Giochi Storici), che tuttavia non hanno ancora messo in atto autentiche procedure di accreditamento per i singoli, come per le associazioni federate, tali da guidare il committente nella scelta di possibili collaborazioni. In questo contesto è fondamentale che gli storici pubblici siano presenti in prima linea, siano essi rievocatori formati nelle buone pratiche e metodiche della Public History o storici professionisti interessati e attivi nel mondo della rievocazione. Come già sostenuto il rievocatore che intende ricostruire in maniera storicamente accurata un oggetto, un abito, un comportamento o un evento, e poi invitare il pubblico a una rappresentazione immersiva, assume in un certo senso già il ruolo di storico pubblico, che necessita di essere riconosciuto. La rievocazione è quindi uno dei luoghi di elezione del public historian, proprio perché manifestazione complessa e multiforme, in cui la storia è rappresentata in forme variabili, che consentono diversi piani di lettura34.
Dobbiamo essere inoltre consapevoli che la congiuntura in atto sta facendo maturare un altro fenomeno del tutto nuovo per la realtà italiana: quello della trasformazione della festa storica / rievocazione in un puro spettacolo, con il ricorso - per l'organizzazione - a registi e ad artisti di arti performative, in grado di fornire un prodotto “chiavi in mano”35. La tendenza si pone in una notevole discontinuità col passato: accanto alle feste a forte radicamento antropologico, magari ibridate dal mondo della rievocazione, e le iniziative promosse direttamente dai gruppi di rievocatori, le rievocazioni-spettacolo non prevedono partecipazione emotiva degli attori sociali, non richiedono alcuna preparazione della comunità nel corso dell'anno e costruiscono un rapporto completamente diverso con la narrazione storica sia del passato rievocato sia della manifestazione stessa36.
Non conosciamo, ovviamente, i futuri sviluppi del fenomeno. Possiamo agevolmente predire una coesistenza delle diverse manifestazioni nei prossimi anni. Anche se la recente legge nazionale punta molto sulla "storicità" degli eventi rievocativi e sul rapporto stretto con le comunità, non è ancora chiaro come nella pratica questa relazione verrà esplicitata nei regolamenti attuativi e nei futuri bandi di finanziamento. In ogni caso lo storico pubblico ha, in questa congiuntura, alcune responsabilità evidenti. Prima di tutto esserci: presenziare negli enti territoriali e nazionali, entro i musei e le soprintendenze, negli organi consultivi per ribadire la responsabilità di una corretta narrazione; in seconda istanza deve attivarsi per connettere enti, ricerca, associazioni e professionalità. È necessario inoltre impegnarsi nell'organizzare corsi professionalizzanti a livello universitario e in ultimo entrare direttamente, come professionisti, nell'organizzazione di questi eventi. Lo storico pubblico deve e può rendere qualitativamente di valore la manifestazione rievocativa, proprio in quanto facente capo scientificamente a un professionista della storia. Mancare questo appuntamento "storico" significherebbe lasciare nel mercato della cultura l'ennesimo vuoto, che sarà comunque in qualche modo riempito da altri.
Note
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La letteratura anglofona, al contrario di quella italiana, è vasta. Indico solo alcuni testi significativi: Sandra Maria Shafernich, Open‐air museums in Denmark and Sweden: A critical review, "Museum Management and Curatorship", 13/1 (1994), pp. 9-37; John Williams-Davies, “Now Our History is Your History”: The Challenge of Relevance for Open-Air Museums, "Folk Life", 47/1 (2009), pp. 115–23; Iain McCalman e Paul A. Pickering (edited by), Historical Reenactment. From Realism to the Affective Turn, London -New York, Springer, 2010; Vanessa Agnew, Jonathan Lamb, Juliane Tomann (edited by), The Routledge handbook of reenactment studies. Key Terms in the Field, New York, Routledge, 2019, in particolare i capitoli Battle di Mads Daugbjerg (pp. 25-29), Experimental archaeology di Gunter Schöbel (pp. 67-73), Expertise and amateurism, di Anne Brædder (pp. 74-78), Heritage di Julie Park (pp. 100-105) e Living history di David Dean (pp. 120-124); Mario Carretero, Brady Wagoner, Everardo Perez-Manjarrez (edited by), Historical reenactment: New ways of experiencing history, New York, Berghahn Books, 2022. ↩
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Come auspicato già da Antonio Fanelli, Gli Stati generali della rievocazione storica: poetiche e politiche del reenactment, in Fabio Dei, Caterina Di Pasquale (a cura di), Rievocare il passato: memoria culturale e identità territoriali, Pisa, Pisa University Press, 2017, p. 183 e da Enrica Salvatori, Public History: un ponte tra la piazza e l’università, in Francesca Baldassari, Marta Cadonici, Sara Paci Piccolo, Federico Marangoni (a cura di), Nei panni della Storia. Rievocare. Il mondo dei ri-costruttori: istruzioni per l’uso, Gubbio, Gilda Historiae, 2021, pp. 47–57. ↩
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Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale, Mappatura delle rievocazioni storiche sul territorio nazionale, Rievocazioni Storiche, https://rievocazionistoriche.cultura.gov.it/, (2024). Otto antropologi culturali coinvolti nel progetto hanno approfondito 418 rievocazioni compilando le “schede evento” elaborate dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD). Successivamente 25 di queste rievocazioni sono state documentate qualitativamente dai ricercatori, realizzando ricerche sul campo e utilizzando una scheda più ampia. ↩
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Un controllo a campione sugli eventi liguri schedati dall'ICPI e quelli effettivamente svoltisi nel 2025 ha incrementato il database del 36%; presumendo in via teorica il medesimo scarto anche per le altre regioni avremmo un totale di eventi su scala nazionale prossimo alle 2000 unità. ↩
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Legge 7 ottobre 2024, n. 152, Disposizioni in materia di manifestazioni di rievocazione storica e delega al Governo per l'adozione di norme per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, "Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana", 244 (17-10-2024). Ultima nata su questo fronte la legge 15 aprile 2025, n. 59 Disposizioni per la promozione delle manifestazioni in abiti storici. Istituzione della Giornata nazionale degli abiti storici, "Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana", 98 (29-4-2025). ↩
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Censimento delle norme fatto a cura del progetto Rievocare il passato, del Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell'Università di Pisa https://rievocareilpassato.cfs.unipi.it/. ↩
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Legge 7 ottobre 2024, n. 152, art. 2.2. ↩
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D.M. 20 marzo 2025, rep. n. 75. https://spettacolo.cultura.gov.it/wp-content/uploads/2025/05/D.M.-20-marzo-2025-n.-75Registrazione-con-osservazione-Corte-dei-conti.pdf. ↩
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Decreto del Direttore generale Spettacolo 26 settembre 2025, rep. n. 1466. https://spettacolo.cultura.gov.it/bando-fondo-nazionale-per-la-rievocazione-storica-2025-assegnazione-dei-contributi/. ↩
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Riguardo al favorire le collaborazioni nazionali e internazionali e la cura gestionale ed economica si veda oltre. ↩
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In aggiunta a quanto già indicato a nota 2 si veda: Riccardo Gatteschi, Toscana in festa: Guida alle rievocazioni storiche e manifestazioni folkloristiche in città e paesi, Firenze, Bonechi Editore, 1971; Aurora Savelli (a cura di), Toscana rituale: feste civiche e politica dal secondo dopoguerra, Pisa, Pacini, 2010; Fabio Mugnaini, Le feste neo-medievali e le rievocazioni storiche contemporanee tra storia, tradizione e patrimonio, in '"Lares"', 79 (2013), 2–3, pp. 131–158; Pietro Meloni, Il tempo rievocato: antropologia del patrimonio e cultura di massa in Toscana, Milano, Mimesis Edizioni, 2014; Sandra Busatta, Qualche osservazione su Rievocazione, Living History e Archeopark in Italia., in "Antrocom: Online Journal of Anthropology", 12 (2016), 1, pp. 67–92; Ilaria Taddei, Rievocazioni del Medioevo comunale, in "Campi immaginabili. Rivista semestrale di cultura", 60/61 (2019), I/II, pp. 109–120; Alessandro Micocci, Le rievocazioni storiche, la ricerca dello svago e il regime fascista: il Palio di Asti e Siena, in "Storicamente", 18 (2022), pp. 1-26; Caterina Di Pasquale, Fabio Dei, Le rievocazioni storiche: Feste civiche e cultura popolare in Toscana, Bologna, Donzelli Editore, 2023. ↩
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Secondo Francesca Baldassari - che li descrive per conoscenza diretta - i reenactor "non si muovono all’interno di un tessuto cittadino, di un sistema di associazionismo diffuso e capillare che ha le sue radici nei momenti di socialità sul territorio", ma sono "appassionati, radunati di solito in piccoli gruppi composti da una decina o poco più di persone, spesso dotate di una solida base di studi classici non sempre inerenti alla storia, che sono in grado di approcciarsi con metodo alle fonti in modo autonomo e di raggiungere quindi anche risultati di indubbia qualità nei loro specifici campi di interesse di ricostruzione storica" (Francesca Baldassari, Problemi e prospettive di sviluppo sinergico nelle rievocazioni storiche, in Enrica Salvatori (a cura di), Il Medievista come Public Historian, Roma, ISIME, 2022, p. 148. ↩
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Savelli, Toscana rituale, in particolare la sua Introduzione alle pp. 7-18, la citazione è tratta da p. 14. ↩
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Dei, Di Pasquale, Rievocare il passato, p. 7. ↩
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Enrica Salvatori, Francesca Baldassari, La Public History tra rievocazione e ricostruzione: proposte operative, in Public History: la storia a regola d’arte. Programma della V conferenza dell’AIPH (Firenze, 6-10 giugno 2023, Pisa, AIPH-Astarte, 2023, pp. 50–53; Enrica Salvatori, Rievocazione e beni culturali: verso la costruzione di pratiche condivise, e Il rievocatore come Public Historian: un percorso formativo pionieristico e partecipato, in Raffaella Biscioni, Miriana Carradorini, Annalisa De Chicchis, Enrico Serventi Longhi (a cura di) Anvedi che Storia! AIPH 2024 - Book of Abstracts, AIPH 2024, pp. 53–59 e pp. 90–91. ↩
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https://aiph.hypotheses.org/il-gruppo-di-lavoro-su-public-history-e-rievocazione-storica. ↩
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Nella seconda edizione anche il Comune di Livorno. ↩
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Delibera n. 397 del 18/12/2023, https://www.cfs.unipi.it/orientamento-e-didattica/corsi-di-perfezionamento/il-rievocatore-come-public-historian/. ↩
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Dal punto di vista della ricerca la disciplina più vicina a questa impostazione è certamente l'archeologia sperimentale e ricostruttiva; dal punto di vista storico si vedano tuttavia gli apporti nel campo della sartoria e delle arti marziali. Sara Piccolo Paci e Francesca Baldassari, Le virtù della vanità, Sarzana, Gilda Historiae, 2019; Alessandro Battistini, Federica Viglianisi, Lo studio dei manuali manoscritti di scherma nell’ambito della rievocazione storica: risultati ottenuti e prospettive di ricerca, in Tommaso di Carpegna Falconieri, Pierre Savy, Lila Yawn (a cura di), Middle Ages without borders: a conversation on medievalism : Medioevo senza frontiere : una conversazione sul medievalismo / Moyen Âge sans frontières : conversation sur le médiévalisme (Collection de l’École française de Rome), Rome, Publications de l’École française de Rome, 2021, https://doi.org/10.4000/books.efr.28482. ↩
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L'espressione "metodo filologico" si richiama ovviamente alla filologia quale disciplina specifica strettamente legata all’edizione e analisi del testo, ma nel mondo della rievocazione italiano ha assunto un senso più ampio e traslato riguardante ogni prodotto realizzato tramite un corretto esame di testi e documenti storici. Si tratta di un'espressione usata - credo - solo in ambito italiano. All’estero si tende per lo più a parlare di “maggiore accuratezza storica”, indicando così le realizzazioni che hanno un serio fondamento nelle fonti testuali, iconografiche e materiali del periodo storico di interesse. ↩
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Enrica Salvatori, Il public historian e il revival quale ruolo?, in Dei e Di Pasquale, Rievocare il passato, pp. 131–138. ↩
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"Eventi e pratiche pubbliche accomunate dalla volontà di rivivere o mettere in scena momenti del passato storico, attraverso performances di massa caratterizzate dall’uso di costumi e di ricostruzioni di ambienti e manufatti d’epoca" (Fabio Dei, Caterina Di Pasquale, Premessa, in Dei, Di Pasquale (a cura di), Rievocare il passato., p. 7). ↩
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Relazione tenuta all'incontro Rievocazione storica e turismo esperienziale: un volano per il turismo del futuro (Roma, 18 dicembre 2024). Per la manifestazione tarragonese si veda Magí Seritjol, La Rievocazione come strumento per il consolidamento di una comunità d’eredità. Il caso di Tarraco Viva, in Raffaella Biscioni (a cura di), Storie in cammino. AIPH 2025 - Book of Abstracts Pisa, AIPH, 2025, pp. 193-195; Salvador Busquets Artigas, Tarraco Viva: cómo disfrutar del Imperio Romano en pleno siglo XXI, "Clío: Revista de historia" (2009), 91, pp. 56–63. ↩
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Andrea Ferretti, Public History e Reenactment: prospettive per una nuova storia applicata, tesi di laurea magistrale in Antropologia e Storia del mondo contemporaneo, Università di Modena e Reggio Emilia, 2014-2015, pp. 89-92. Rispetto a quanto contenuto nella tesi sono stati aggiornati alcuni dati in riferimento alle edizioni recenti delle manifestazioni. ↩
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Marco Valenti, Problemi e prospettive, in Marco Valenti, Stefano Ricci, Vittorio Fronza (a cura di), Dalle fonti alla narrazione. Ricostruzione storica per il racconto della quotidianità, Firenze, All’Insegna del Giglio, 2018, pp. 7–46; Marco Valenti, Comunicare l’Archeologia del Medio Evo: tra diffusione dei dati, narrazione, ricostruzione di “cose” e di “persone”, in Salvatori (a cura di), Il Medievista come Public Historian, pp. 105–282. ↩
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https://www.ostiaantica.beniculturali.it/it/eventi/ostiensia-2022-rievocazioni-storiche-nell-area-archeologica-di-ostia-antica/. ↩
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https://parcoarcheologicoditravo.it/attivita/calendario-appuntamenti/. ↩
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Enrico Tata, In cosa consiste lo spettacolo dei gladiatori offerto da Airbnb al Colosseo di cui tutti hanno paura, "Fanpage" (14-11-2024), https://www.fanpage.it/roma/in-cosa-consiste-lo-spettacolo-dei-gladiatori-offerto-da-airbnb-al-colosseo-di-cui-tutti-hanno-paura/. Federica Rinaldi, Rievocare il passato, è rispetto per la storia o semplice spettacolo? panel alla 7a conferenza nazionale AIPH, in Biscioni (a cura di), Storie in cammino, pp. 186-195. Recentemente anche un servizio di Report è tornato sull'argomento (puntata del 09/11/2025). ↩
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Si immetta la richiesta "courses" nel motore di ricerca interno di Exarc.net per ottenere una panoramica (https://exarc.net/search/node?keys=courses). ↩
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Per Rosita Bellometti "Tutte le rievocazioni sviluppano una loro lingua autonoma, poiché esprimono la rappresentazione di una specifica comunità in festa che mette in mostra sé stessa attraverso la propria storia. Lo storico, convocato dentro giurie con funzione 'podestarile' sulle diatribe interne, in risposta a una domanda di storia, contenuti, indicazioni, può accrescere la consapevolezza che nel rievocare il passato vi sia una responsabilità sia nei confronti del pubblico, sia verso le generazioni precedenti, verso il loro modo di vivere e agire, sognare, raccontarsi" (Rosita Bellometti, Archeologia dell’immaginario. Idee, opportunità, esperienze per la messa in scena dell’effimero, in Salvatori (a cura di), Il Medievista come Public Historian, p. 162). ↩
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Baldassari, Problemi e prospettive di sviluppo sinergico, pp. 152-154. ↩
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Fabio Dei, Le rievocazioni storiche: tra feste identitarie ed eventi postmoderni, in Dei, Di Pasquale (a cura di), Rievocare il passato, pp. 11-30. ↩