Varia n°1 / Storia pubblica

Coinvolgere, raccontare, valorizzare una storia di comunità: l’esperienza del progetto “Citizen History#Bovino”

Antonella FIORIO

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1. Tra storia e partecipazione: la Citizen History

Essere partecipi della storia, nella storia, con la storia. O semplicemente esserci, in maniera consapevole. Esserci durante il susseguirsi degli eventi per conservarne la memoria, esserci dopo per raccontarli e tramandarli. Non è forse questo che ci rende cittadini attivi e abitanti consapevoli di territori nel tempo? Questo tipo di partecipazione fortemente ancorato all’abitare i luoghi nel divenire del nostro essere è una leva emotiva potentissima in grado di chiamare all’azione persone differenti dagli angoli più disparati del mondo e porle in una condizione di dialogo e scambio virtuoso per un fine comune: raccontarsi, custodirsi, manifestarsi. Il terreno ideale per piantare i semi della Citizen History. Quelli innestati dall’Archeoclub di Bovino, piccolo paese in provincia di Foggia, per il suo progetto “Citizen History#Bovino” sono germogliati e continuano a crescere da più di un anno, ma prima di raccontare nel dettaglio l’esperienza portata avanti in questo progetto è bene chiarirne il contesto d’azione, i principi e la metodologia di base.

Di Citizen History e Citizen Science si è parlato molto, negli ultimi dieci anni, negli ambienti legati alla storia pubblica e ai processi partecipativi1. La Citizen History consiste, infatti, in un processo partecipativo innovativo che mira al coinvolgimento dei cittadini nella raccolta di dati e materiali utili al conseguimento di una ricerca storica, garantendo dunque la massima fruizione e diffusione dei risultati senza ostacoli. Si tratta di una pratica di sperimentazione digitale consapevole nata con la Citizen Science nel 20152, che promuove un crescente impegno dei cittadini e una crescente assunzione di responsabilità da parte degli esperti nella formazione di una cittadinanza attiva, dove i cittadini sono parte integrante dei processi scientifici e della creazione di conoscenza. La Citizen Science adotta modelli alternativi di democrazia e produzione di conoscenza pubblica, adattabili a diverse situazioni e discipline, come nel caso della storia e della fruizione museale. I progetti impostati con il metodo della Citizen Science introducono nuovi dati, informazioni, partnership e così nuove prospettive, creando domini di conoscenza prima inesistenti. Ogni progetto deve saper non solo motivare e coinvolgere ma anche rendere i partecipanti consapevoli, per svilupparne senso critico e civico nel segno di una scienza intesa come bene comune, democratica, aperta e accessibile a tutti.

La Citizen History è dunque un approccio di storia partecipata che coinvolge direttamente i cittadini nella ricerca, narrazione e conservazione del patrimonio storico e culturale di una comunità. Si tratta di un processo community-based in cui la popolazione può contribuire attivamente con la raccolta di materiali come lettere, diari, fotografie, testimonianze iconografiche e testimonianze orali, per ricostruire e preservare la memoria storica locale. Questo tipo di storia partecipata permette di collegare pezzi di storia, cultura, leggende e personaggi, spesso a rischio di dispersione, favorendo inoltre un legame tra comunità locali e le sue diaspore all'estero. La Citizen History integra la partecipazione attiva dei cittadini nella costruzione condivisa della conoscenza storica, offrendo loro un ruolo da coautori della storia stessa, e si basa su principi di democrazia partecipata e collaborazione tra cittadini, storici, istituzioni culturali e accademici.

In questo la Citizen History si distingue dalla Public History proprio per il livello di partecipazione diretta dei cittadini nella costruzione della storia. La Public History nasce come disciplina che coinvolge storici professionisti nella comunicazione e costruzione della storia per un pubblico più ampio, che non è più solo consumatore passivo ma può interagire e contribuire. Si basa su un rapporto di condivisione dell'autorità tra storico e pubblico, con il Public Historian che media questo processo per costruire insieme il senso storico del presente. Tuttavia, gli storici rimangono figure centrali nella ricerca e interpretazione storica, anche se in dialogo con il pubblico. La Public History mira a rendere accessibile la storia e a farne uno strumento di cittadinanza e consapevolezza sociale. La Citizen History, invece, spinge il coinvolgimento molto oltre, includendo i cittadini come attivi coautori di progetti di ricerca e narrazione storica. È caratterizzata da pratiche di storia partecipata, in cui i cittadini contribuiscono direttamente con documenti, memorie, esperienze personali e collaborazione alla creazione condivisa della storia. In questo senso, la Citizen History si inserisce nell’ambito più ampio delle Citizen Humanities, che poggiano su una partecipazione attiva e collaborativa anche nel contesto digitale. In questa tendenza alla democratizzazione del processo storico, le comunità locali sono coinvolte non solo come fruitori ma anche come protagonisti generativi della conoscenza storica. Nella Public History, il cittadino è parte di un pubblico attivo che può interagire con gli storici e contribuire al dibattito, ma la ricerca e l’interpretazione rimangono principalmente nelle mani dei professionisti della storia. Il cittadino ha quindi un ruolo di partecipazione mediata, coinvolto soprattutto nella fruizione critica e nella condivisione di contenuti storici. Con la Citizen History, invece, il cittadino diventa coautore diretto delle narrazioni storiche, coinvolto attivamente nella raccolta, conservazione e interpretazione di materiali storici, producendo conoscenza insieme a storici, comunità e istituzioni. Ciò comporta un empowerment civico, in cui la popolazione locale si assume la responsabilità di preservare la memoria, valorizzare il patrimonio culturale e partecipare democraticamente alla costruzione della storia, anche attraverso l’uso di strumenti digitali e collaborativi.

La sperimentazione di progetti di Citizen History come quello pensato per la comunità di Bovino ha il potere di produrre numerosi benefici per i territori e le comunità, con ricadute positive a livello sociale, economico, culturale e ambientale. Essi, infatti, si inseriscono in una virtuosa pratica europea di ricerca innovativa e partecipata e di archiviazione digitale totalmente aperta al pubblico, e possono divenire poli di attrazione non soltanto per gli abitanti dei territori e per le comunità diffuse oltre i confini geografici del territorio stesso, ma anche per esperti, studiosi, ricercatori o semplici curiosi di tutto il mondo. Numerosi sono gli esempi riusciti di storia pubblica digitale menzionabili su scala mondiale che i progetti di Citizen History possono prendere a modello: i progetti 9/11 Digital Archive e Hurricane Digital Memory Bank condotti dal Roy Rosenzweig Center for History and New Media (Virginia, Stati Uniti); il Parallel Archive ungherese; Europeana 14-18 e House of European History di Bruxelles; il progetto PHACS del Luxenburg Center for Contemporary and Digital History; infine i progetti italiani Memoro e il Mu.Vi. Museo Virtuale della Memoria Collettiva di Lombardia. Partecipare è dunque anche questo: entrare a far parte di una rete internazionale di attività e ricerca che può favorire la condivisione e il dialogo con enti e realtà attivi nell’ambito a scala nazionale e internazionale.

Unire la metodologia della Citizen History (e della Citizen Science o delle Citizen Humanities in generale) ai processi partecipativi rappresenta una sfida interessante e coinvolgente non solo a livello sociale e culturale ma anche politico e amministrativo. I processi partecipativi sono, infatti, percorsi di coinvolgimento di enti, soggetti privati, associazioni o singoli cittadini nelle scelte compiute dalla pubblica amministrazione o da altri soggetti decisionali. Questi processi sono strutturati e delimitati temporalmente, articolati in fasi che prevedono diversi strumenti e livelli di partecipazione, con l'obiettivo di favorire il dialogo e il confronto necessari all’elaborazione di decisioni, progetti o norme che rispecchino in modo ampio le posizioni e gli interessi della comunità coinvolta. Questi processi permettono di raccogliere il punto di vista dei cittadini e altri attori interessati, favorendo così soluzioni condivise e decisioni partecipate. Spesso includono consultazioni, sondaggi, riunioni pubbliche e altre forme di interazione che rendono trasparente l'adozione delle decisioni, rendendo conto anche delle osservazioni accolte o non accolte. In questo modo, i processi partecipativi mirano a rendere più inclusiva e condivisa la governance delle politiche pubbliche e delle trasformazioni sui territori3.

Nella progettazione di un percorso partecipativo è opportuno, pertanto, seguire fasi strutturate che garantiscono coinvolgimento, trasparenza e condivisione. Partendo dalla definizione dell'obiettivo da raggiungere, si analizza il contesto, si mappano gli stakeholder da coinvolgere e si pianifica la comunicazione per il coinvolgimento iniziale. Si raccolgono informazioni preliminari su bisogni e criticità da condividere attivando momenti di dialogo e confronto con i partecipanti, attraverso workshop, tavoli tematici o laboratori. Si condividono le proposte e si costruiscono insieme obiettivi concreti e realizzabili, si elaborano i risultati e le proposte finali con la comunità e i decisori, con una comunicazione chiara ed efficace per stimolare una partecipazione futura. È dunque importante costituire un gruppo di lavoro con ruoli chiari per la gestione del percorso, scegliere tecniche e metodologie adatte al contesto e agli obiettivi, predisporre un calendario dettagliato con date, luoghi, temi e modalità degli incontri, formare facilitatori e amministratori sul loro ruolo partecipativo, garantire la trasparenza nella comunicazione durante tutto il percorso per assicurare reale inclusività e rispecchiare la pluralità di voci e punti di vista di cui si compongono le comunità territoriali.

2. L’esperienza del progetto di Puglia Partecipa “Citizen History#Bovino”

Il progetto “Citizen History#Bovino” è stato elaborato dall’Archeoclub di Bovino per la partecipazione al bando di concorso della Regione Puglia “Puglia Partecipa” che promuove la valorizzazione di modelli innovativi di democrazia partecipativa e di democrazia deliberativa, sperimentando nuove pratiche di coinvolgimento nelle scelte pubbliche e nelle decisioni amministrative con l’obiettivo di realizzare interventi nell'interesse della comunità locale e coinvolgere la cittadinanza con forme di co-progettazione4.

Ciò che ha permesso la pensabilità del progetto Citizen History, è stato proprio il rapporto con l'Amministrazione comunale e le comunità di Bovino, il cui significativo patrimonio artistico e paesaggistico ha sollecitato la nascita e il consolidamento di un tessuto associativo ben radicato. Bovino è un piccolo centro situato nell'area appenninica della provincia di Foggia, quasi al confine con l'Irpinia della cui influenza risente anche dal punto di vista del dialetto. Ha una notevole storia archeologica che va dalla preistoria all'epoca romana e che ha fatto maturare nel tempo le condizioni per sensibilizzare la popolazione alla custodia e alla valorizzazione dei beni culturali del territorio, grazie soprattutto alla precoce fondazione di un museo civico dovuta al medico e collezionista Carlo Gaetano Nicastro, nel 1925. Sede di antichissima diocesi, il paese ha conosciuto un certo prestigio nel territorio che è durato fino alla metà del Novecento circa, quando il fenomeno migratorio, già in corso dai primi decenni del secolo si è consolidato progressivamente, in linea con le omogenee aree agricole interne, facendo passare la popolazione da circa 12,000 alle 3,000 unità odierne. L'economia del paese è stata storicamente agricola, e in minor parte legata alle professioni e al commercio, oggi quasi del tutto scomparso, in linea con le realtà simili. I problemi a cui Bovino deve fare fronte oggi sono quelli del forte depopolamento e del ripensamento integrale della realtà delle aree interne, strette fra la morsa dell'isolamento e della turistificazione forzata, con tutti i rischi di perdita di capacità produttiva di lungo periodo che il fenomeno comporta5.

L’idea di presentare una proposta progettuale innovativa e dal forte impatto sociale è stata formulata dall’ArcheoClub di Bovino, una realtà attenta e attiva nella promozione culturale in questo affascinante borgo del foggiano, cui cui gestisce anche il Museo Civico Carlo Gaetano Nicastro. Per il tramite delle referenti Nunzia Roccotelli e Lea Durante, la proposta ha sin da subito incontrato il favore e la disponibilità alla collaborazione di diversi enti e istituzioni regionali. Partner del progetto sono infatti il Dipartimento di Ricerca e Innovazione Umanistica dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, nella persona di Claudia Villani, docente di Storia Contemporanea, Storia Culturale e referente del Seminario Permanente di Public History e Digital Humanities; l’Associazione Historia Ludens, nella persona del suo presidente onorario, prof. Antonio Brusa, realtà con sede a Bari, riconosciuta a livello nazionale per la sua lunga e profonda attività di studio, ricerca e sperimentazione nell’ambito della Didattica della Storia6; Presidi del Libro di Bovino, vivacemente animati da Lea Durante, docente di Letteratura italiana presso l’Università di Bari, che ogni anno coinvolge la comunità di bovinesi in momenti di incontro, ascolto, condivisione non soltanto di libri ma anche di progetti e iniziative legate alla conoscenza di sé, dell’altro, dei territori. La definizione della proposta progettuale, la sua gestione e realizzazione sono invece state condotte in collaborazione con la start-up D.E.E.P. LAB. S.r.l., giovane impresa con sede a Bitonto (provincia di Bari), vincitrice anch’essa di un bando della Regione Puglia “PIN: Pugliesi Innovativi” e che dal 2019 opera sul territorio in attività di ricerca e sviluppo nel campo delle discipline umanistiche, lavorando con scuole, enti territoriali, centri di fabbricazione digitale, nell’ottica di instaurare un dialogo virtuoso tra storia, territorio e tecnologia grazie all’incontro delle tre diverse professionalità dei suoi fondatori: Antonella Fiorio (storica), Federica Fiorio (architetto), Domenico Ruggiero (geometra e 3D maker)7.

La proposta progettuale sviluppata per la candidatura al bando di Puglia Partecipa ha dunque avuto come obiettivo quello di realizzare un progetto di Citizen History applicato alla comunità di Bovino, e come output concreto è stata ipotizzata la creazione di una sezione virtuale del museo di Bovino dedicato alla storia di comunità, accessibile al pubblico sia mediante teche multimediali poste all’interno del museo stesso, sia attraverso un portale digitale dedicato al progetto, che ne raccontasse le fasi di ideazione, creazione e realizzazione. L’intento è stato quello di coinvolgere in primo luogo la comunità bovinese, residente in Italia e all’estero, ma anche un più ampio pubblico di turisti e appassionati in un progetto community based di ricerca, racconto e divulgazione della storia della città di Bovino, dei suoi luoghi e abitanti, del suo patrimonio materiale e immateriale, da preservare, tutelare, condividere e diffondere. Era pertanto necessario coinvolgere il pubblico, mediante un processo partecipativo ben impostato, nella co-creazione di contenuti culturali multimediali portavoci di memorie, aneddoti o ricostruzioni storiche, e nella ricerca di materiale documentario e iconografico, che, opportunamente raccolto con l’ausilio del personale del progetto, sarebbe stato digitalizzato, schedato e organizzato in maniera coerente e inclusiva, per dare luogo a una narrazione crossmediale, con molteplici linguaggi espressivi, della storia della città di Bovino e della sua comunità. È stata una sfida intensa, ma portata avanti con determinazione, passione e professionalità.

La comunità bovinese e quella delle aree limitrofe dei Monti Dauni, residente e non residente, sono state coinvolte in tutte le fasi di ricerca, narrazione e conservazione del proprio patrimonio materiale e immateriale, della storia della città, dei luoghi, della lingua, delle produzioni culturali, delle leggende, dei personaggi, delle testimonianze storiche cartacee, iconografiche, musicali, soggette a dispersione anche a causa dello spopolamento e dell’invecchiamento progressivo della cittadinanza. La milestone del progetto era una e chiara: la restituzione alla comunità di Bovino della propria storia e del proprio legame transfrontaliero con i residenti all’estero e la sua massima divulgazione in maniera innovativa, superando le barriere date dalle disabilità, dalle differenze linguistiche e generazionali, dalla lontananza geografica.

Nella candidatura del progetto Citizen History#Bovino sono state previste tre fasi principali di lavoro, così suddivise: 1) avvio della call for action e organizzazione del processo partecipativo di crowdsourcing; 2) schedatura e organizzazione del materiale raccolto in format narrativi multimediali; 3) allestimento di percorsi digitali di fruizione indoor all’interno del museo e online su piattaforma informatica dedicata. Il tutto per una durata stimata complessiva di sei mesi (da gennaio a luglio 2024), ovvero la durata massima concessa da bando8.

Dopo aver preso i contatti con le realtà che a vario titolo hanno contribuito alla realizzazione del progetto finale, e in particolare, sindaco, assessore, realtà politiche e associative della città, è stata organizzata una presentazione pubblica del progetto in data 21/03/2024, alla presenza delle istituzioni e delle realtà socio-culturali partner, in modalità telematica per permettere una partecipazione più ampia e per coinvolgere anche i residenti all’estero, cuore centrale dell’azione progettuale. In questa occasione l’azienda D.E.E.P. LAB. Srl ha avviato il processo partecipativo mediante una manifestazione di interesse che ha raccolto le impressioni e le adesioni del pubblico. È stato chiesto ai partecipanti di svolgere un questionario di monitoraggio per avere dei dati di partenza più precisi per indirizzare le attività da svolgere con la comunità. Su un totale di circa 40 risposte, il 100% dei partecipanti si è dichiarato interessato a prendere parte al progetto e di questi l’85% ha espresso la volontà di partecipare in maniera attiva con l’invio di materiali multimediali, in prevalenza di origine iconografica (80%) e testuale (70%). È stato svolto anche un sondaggio sulla provenienza geografica dei partecipanti da cui è emerso che il 40% era originario e residente a Bovino, il 37% era originario di Bovino ma residente in una località diversa sempre in Italia, l’8,6% era originario di Bovino ma residente all’estero, il 14,3 % non era originario di Bovino ma si dichiarava interessato ugualmente a seguire il progetto. Infine, dato importante, l’80% dei partecipanti aveva un’età superiore ai 50 anni.

Successivamente è stata effettuata la call for action, con l’invito rivolto agli aderenti all’azione partecipativa concreta, è stata impostata la piattaforma partecipativa e sono state fornite le istruzioni necessarie alla fruttuosa collaborazione per la realizzazione del portale storico di comunità. Contemporaneamente si è avviata la campagna di comunicazione che ha seguito il progetto durante tutta la sua durata sui canali social di riferimento. E’ stata svolta anche attività di formazione per operatori e operatrici di progetto su come impostare correttamente una narrazione di comunità.

Per questo progetto di Citizen History sono state adottate diverse metodologie di partecipazione quali sondaggi, call for action, cooperative learning, learning by doing, costantemente alimentati da un invito ad agire per realizzare qualcosa di sentito, che partisse dal basso, funzionale a valorizzare un elemento importante: la passione per la propria terra. Sin dall’avvio è stato tutto svolto in maniera sia digitale e virtuale che fisica in presenza per consentire una partecipazione ampia e variegata e non lasciare mai indietro nessuno. Al lancio del progetto è stato chiesto alla popolazione di Bovino, residente e non (e in particolare ai bovinesi all’estero, in Francia, Australia e Canada), di aprire i cassetti e tirare fuori qualsiasi oggetto documentale del passato, anche se personale. Quindi lettere, cartoline, diari, pagelle, fotografie, biglietti da visita, atti, decreti, manifesti, locandine, documenti commerciali, filmati o file audio, qualsiasi cosa utile a ricostruire e preservare il tessuto sociale, economico, religioso e amministrativo della propria città. È stato pertanto creato un repository digitale per i materiali documentali e iconografici tramite Google Drive: in una cartella condivisa, i partecipanti hanno ricevuto le istruzioni per depositare ordinatamente le scansioni dei materiali conservati nei loro archivi di famiglia corredati da schede di metadatazione. In questo modo hanno potuto apprendere, facendo, le basi dell’archiviazione digitale delle fonti storiche. Nella fase di crowdsourcing ciascun utente ha potuto scegliere, in conformità con le proprie attitudini e disponibilità, le modalità partecipative e il materiale da inviare per la creazione del racconto di comunità, non sono stati posti limiti alla fase creativa e ognuno è stato supportato dal punto di vista tecnico dal personale inquadrato nel progetto. Le attività di scansione e metadatazione sono state infatti svolte anche in presenza in workshop e open day. Il materiale, quindi, è stato immediatamente digitalizzato tramite scansione o foto e quindi restituito all’istante ai legittimi proprietari. Di ciascuna risorsa è stata poi compilata una scheda assieme ai partecipanti, con dei campi prestabiliti, secondo lo schema DCMI (Dublin Core Metadata Initiative) sviluppato dalla Online Computer Library Center, la grande rete di servizi americana per le biblioteche.

Il portale scelto per la raccolta e l’esposizione dei materiali è stato il software open source di web publishing Omeka9, che ha consentito di mostrare e condividere il lavoro di archiviazione in divenire; espandere le collezioni digitali secondo i suggerimenti provenienti dalla comunità stimolando così la creazione di percorsi espositivi differenti con i contenuti multimediali schedati; far partecipare gli utenti più esperti alla gestione della banca dati come amministratori. Anche dal punto di vista della fruizione l’obiettivo è stato superare qualunque tipo di barriera, poiché le narrazioni sono state pensate per essere costruite digitalmente in maniera multimediale e multilinguistica, con audio-descrizioni, video sottotitolati, fonti raccontate e descritte seguendo standard internazionali. Gli utenti hanno potuto interagire e condividere i contenuti multimediali in qualsiasi momento e da qualsiasi dispositivo, a distanza e da remoto accedendo alle piattaforme digitali predisposte per contenere il materiale raccolto. Ma è stata anche sempre, a tutti, garantita la presenza e il supporto di operatori sul territorio che in giornate dedicate hanno spiegato nel dettaglio le azioni da seguire, dando ascolto a ogni criticità e difficoltà ad esse legate. I materiali multimediali raccolti sono stati elaborati digitalmente e predisposti alla libera fruizione online, il più possibile inclusiva e duratura, favorendo l’avanzamento del livello di maturità tecnologica della comunità ma soprattutto dell’organizzazione culturale proponente, ossia il Museo civico di Bovino, già competitivo a livello internazionale in termini di offerta culturale digitale, rendendo accessibili i contenuti storici, archeologici, etnografici, artistici e letterari, nonché le complessità legate al proprio territorio.

Il portale con i risultati raccolti, frutto del lavoro e della collaborazione dei tanti soggetti coinvolti, è consultabile al seguente link: https://citizenhistorybovino.omeka.net/ all’interno del quale si possono sfogliare tutti i documenti collezionati ed effettuare anche ricerche mirate e approfondite, grazie all’uso dei metadata e delle keywords che vengono definiti in fase di inserimento. Attualmente sono presenti nel portale 62 schede di documenti, ma le risorse già raccolte sono in numero superiore e continuano ad arrivarne molte, pertanto il lavoro di aggiornamento è in continuo divenire.

Nei mesi di progetto, ma soprattutto dopo la pubblicazione del portale storico di comunità, è notevolmente aumentato l’interesse per il territorio di Bovino e per la sua storia. Una storia ricostruita grazie alla collaborazione con la comunità bovinese tutta che quindi ha giovato di un contenuto culturale di alto valore antropologico, riappropriandosi della propria storia e offrendola nel contempo al vasto pubblico. Inoltre, il materiale messo a disposizione in formato digitale liberamente consultabile è stato predisposto per essere utilizzato come strumento per attività laboratoriali da svolgersi sul territorio con le scuole e gli enti di formazione, così da creare nel divenire un circuito di offerta culturale creativa che parte dal museo e si irradia su tutto il territorio, occupando docenti, operatori biblio-museali, animatori culturali.

I riscontri da parte della comunità sono stati più che positivi e altamente soddisfacente il livello di partecipazione della cittadinanza che ha espresso sin da subito apprezzamento per l’iniziativa e, soprattutto, per le differenti attività collegate al progetto. La comunità bovinese è sempre stata attenta alla conservazione del proprio passato per cui la costruzione dal basso di una narrazione ad ampio raggio della propria storia con l’utilizzo delle nuove possibilità offerte dalla tecnologia ben si è coniugata con la vocazione del territorio. Il portale di Citizen History è infatti in continua fase di implementazione con la raccolta di documenti storici che rappresentano tasselli importanti del passato e si continuerà ad arricchirlo con ulteriori apporti grazie alla collaborazione di tutti i partecipanti, sempre più numerosi, con la consapevolezza che esso può divenire realmente uno strumento utile per laboratori, ricerche, studi, approfondimenti, per le scuole e gli studiosi.

Condurre progetti di questo tipo comporta anche inevitabili difficoltà. Nel caso del processo portato avanti su Bovino un superabile limite riscontrato è stata la scarsa autonomia operativa nell’interazione virtuale, nella digitalizzazione e nel caricamento online dei documenti posseduti, data anche l’età avanzata di buona parte dei partecipanti, per cui sono stati necessari più interventi formativi che hanno, proprio per tale ragione, ottenuto favorevole accoglienza da parte della comunità che ha così appreso l’utilizzo di nuovi strumenti digitali. Ma non solo. Gli incontri formativi sono stati organizzati anche su temi di ricerca specifici e su metodologie di analisi, raccolta e racconto di differenti risorse: le testimonianze orali e dunque la storia orale con lo storico Giovanni Rinaldi e le lettere e le cartoline e dunque la storia postale con lo storico Marco Occhipinti. Anche in virtù di ciò, l’iniziale durata del progetto di sei mesi è stata prorogata di sessanta giorni, sia per fornire costante supporto tecnico ma anche per assicurare la presenza, negli incontri, dei bovinesi residenti all’estero e che nei mesi estivi, soprattutto nel mese di agosto, tornano nel paese di origine in occasione delle festività in onore della Madonna di Valleverde co-patrona della cittadina.

Il progetto è stato infine collegato ad un processo decisionale di istituzionalizzazione di accordi di gemellaggio e partenariato con le comunità residenti all’estero (soprattutto Inghilterra, Francia, Australia, Canada) finalizzata alla possibilità di favorire rientri temporanei e stagionali e turismo residenziale di ritorno nei paesi dei Monti Dauni. Per questo, altrettanti importanti incontri si sono tenuti al Comune di Bovino per la condivisione del progetto e l’avvio di accordi di collaborazione con il Major di Peterborough e l’Assessora alla Cultura di Montemurlo. Il processo progettuale si è concluso dunque con la consegna di una proposta partecipata al Comune di Bovino. E’ stata presentata all’ente decisore una proposta di azioni concrete che possono essere messe in atto, nell’immediato, per rafforzare il legame con le comunità dei non residenti; proposta che è stata recepita dal Comune con Delibera n. 133 del 02/10/2024. La disseminazione delle finalità del progetto, dei benefici che per la comunità può rappresentare il rafforzamento dei legami identitari e la volontà condivisa degli amministratori, hanno portato ad un primo esito concreto con l’organizzazione, da parte del Comune di Bovino dell’evento “Bovinesi nel mondo” tenutosi il 10 ottobre 2024.

3. Coinvolgimento e formazione: il legame con la storia orale e la storia postale

Dal giorno del lancio del progetto diversi sono stati gli Open Day operativi e conoscitivi con la cittadinanza e i prestatori, gli eventi divulgativi, la diffusione dello stesso via stampa. Ma non solo. Un momento di confronto e di riconoscimento importante per il progetto è stato il “Puglia Partecipa Camp” organizzato dalla Regione Puglia per mettere in circolo le idee e le iniziative maturate con i progetti vincitori del bando di concorso, tenutosi a Bari al teatro Kursaal Santalucia il 30 maggio 2024 in cui la referente di progetto, Lea Durante, ha ricevuto un’attestazione di stima per il progetto Citizen History#Bovino, riconoscendo Bovino come una delle prime cento realtà pugliesi ad aver avviato un così fruttuoso processo partecipativo.

Dopo il primo incontro online tenutosi su piattaforma Google Meet il 21 marzo 2024, di spiegazione del progetto e avvio del processo partecipativo, si sono susseguiti intensi e proficui momenti di scambio, condivisione e formazione. Tutte le giornate operative di Open Day si sono svolte al Museo Civico Carlo Gaetano Nicastro di Bovino e in particolare in tre appuntamenti successivi, 18 maggio, 1 giugno e 19 agosto, il team di progetto ha incontrato direttamente la cittadinanza invitandola a portare con sè i propri materiali per visionarli insieme, leggerli, digitalizzarli, metadatarli, inserirli in piattaforma in maniera guidata. Ma soprattutto per raccontare e raccontarsi. E tutte le storie, gli aneddoti, i ricordi, anche quando poco nitidi, sono stati raggruppati e custoditi per studiarli, analizzarli e collegarli a tutti gli altri pervenuti nel tempo dallo scambio di comunità.

Per raccogliere la memoria storica di comunità sono state svolte anche lezioni di storia orale con esperti del settore, Giovanni Rinaldi e Claudia Villani, che hanno coinvolto e accompagnato i partecipanti e le scuole nella realizzazione di videointerviste a persone che hanno voluto condividere la loro testimonianza, e di storia postale con l’esperto Marco Occhipinti che ha mostrato le bellezze della posta e del suo valore storico e testimoniale, appassionando partecipanti di tutte le età.

Marco Occhipinti colleziona, studia e analizza francobolli e corrispondenza da circa quarant’anni; è responsabile per l’Italia del noto marketplace del collezionismo Delcampe, è commissario federale e giurato nazionale di Filatelia tematica, Filatelia giovanile e Filatelia aperta, nonché Delegato federale italiano per la Filatelia aperta presso la FIP, la Fédération Internationale de Philatélie; è presidente del CIFT Centro Italiano Filatelia Tematica, membro della Royal Philatelic Society of London. Divulgatore appassionato della materia, scrive su tutte le riviste di settore, partecipa da circa quindici anni alla trasmissione televisiva GEO su Rai 3, ed è ideatore e curatore del noto blog Sfizi.Di.Posta10. Tra tutte, proprio quest’ultima esperienza, che è tuttora in corso tra Facebook, il blog e il libro (“Sfizi.Di.Posta. La storia attraverso la posta, la posta attraverso la storia”, Cosmo Iannone Editore, Isernia, 2023) ha avvicinato lo studioso al progetto Citizen History#Bovino. Attraverso il suo progetto Sfizi.Di.Posta, infatti, Marco Occhipinti ogni lunedì mattina pubblica uno ‘sfizio’, ovvero una breve narrazione di poche migliaia di caratteri che trae sempre origine da un documento postale che viene analizzato e contestualizzato nel tempo e nello spazio. Il racconto che è portato in dote dal documento postale prende quindi vita, i personaggi (quando è possibile) vengono raccontati con alcuni cenni biografici, viene posto un focus sui luoghi in cui avviene lo scambio epistolare, il contesto storico viene sempre evidenziato per inquadrare meglio il senso del testo della corrispondenza, e solo in rari casi vengono sottolineati aspetti tecnico-postali che, dunque, assumono un ruolo marginale. I documenti postali diventano dunque veri, sinceri e genuini testimoni della storia, come piccole micro-capsule del tempo che oggi vengono riaperte e scoperchiate. Il lavoro di Occhipinti, dunque, più che filatelia o storia postale, è proprio public history a tutti gli effetti.

Essendo questo il metodo di ricerca storica utilizzato da Occhipinti, e vivendo e operando a Lucera (a breve distanza da Bovino), lo studioso si è da subito appassionato al progetto Citizen History#Bovino. In un primo approccio si è trattato di un interessato coinvolgimento nell’ambito del primo Open day, ma presto questa vicinanza si è trasformata in collaborazione e poi in effettiva e preziosa integrazione nell’ambito del gruppo di lavoro attivo del progetto. Grazie alle sue competenze, Marco Occhipinti analizza e quindi descrive compiutamente tutti i documenti postali presenti nel portale del progetto, sia dal punto di vista filatelico che storico-postale. In tal modo, vengono pertanto evidenziati determinati elementi, quando rilevanti: l’affrancatura, se effettuata con francobolli applicati a un supporto (una busta o una cartolina illustrata, per esempio) o con francobolli prestampati (cartoline postali, per esempio); il bollo di partenza, di transito o d’arrivo; eventuali bolli accessori quali di censura, di instradamento, di tassazione, etc; la tariffa postale, intrecciando elementi quali la data di spedizione, l’affrancatura, il tragitto, il tipo di supporto, il peso, il metodo di spedizione, servizi accessori richiesti (raccomandazione, assicurazione, fermo posta, posta aerea, espresso, etc). Tutti questi dati tecnici arricchiscono la descrizione del documento postale e nello stesso del portale stesso che, con maggiori keywords e metadati, ha più possibilità di essere rintracciato nei risultati di una ricerca nei motori più noti.

Giovanni Rinaldi, membro dell’Associazione Italiana di Storia Orale (AISO) e autore del blog e archivio di storia orale “Giovanni Rinaldi - Archivio di storia orale: da La storia che resta a I treni della felicità”11, ha invece coinvolto in più appuntamenti l’intera comunità invogliandola a partecipare con racconti personali, privati o corali, spiegando anche le metodologie che sottendono la creazione di videointerviste e la loro restituzione pubblica. In un progetto come questo, le fonti orali, studiate con le lenti della nuova storia culturale, interessata ad indagare i meccanismi delle narrazioni e delle memorie popolari, del rapporto tra ideali, emozioni e corpi, sono fonti preziose, polisemiche, dense. Rinaldi, originario di Cerignola, fortemente impegnato nel recupero e nella divulgazione delle memorie popolari, con una particolare attenzione per la Capitanata, ha subito donato le sue conoscenze e competenze alla comunità di Bovino, incontrando l’immediato favore di tutti i partecipanti a condividere frammenti di storie e memorie solo in apparenza personali, ma che sono rappresentative dell’intera collettività e che sono state, dunque, riversate nel portale.

Del progetto si è parlato anche in diverse circostanze divulgative al termine del processo partecipativo. A firma di Marco Occhipinti è stato pubblicato un articolo nel numero 149 del mensile filatelico L'Arte del Francobollo edito da CIF-Unificato il 1 settembre 202412 in cui viene raccontata l’esperienza del progetto Citizen History#Bovino e il valore del legame con la storia postale, illustrato il mese seguente (5 ottobre) dallo stesso Occhipinti anche in un’occasione convegnistica, a Pescara, al Tavolo dei Postali, organizzata dal Museo Storico della Comunicazione, dall’Istituto di Studi Storici Postali di Prato e dall’Unione Stampa Filatelica Italiana in collaborazione con la testata giornalistica VaccariNews13. La partnership con l’Università di Bari ha consentito la divulgazione del progetto anche con gli studenti del Dipartimento di Ricerca e Innovazione Umanistica frequentanti il seminario permanente di Public History e Digital Humanities organizzato dalla professoressa Claudia Villani: una prima occasione di incontro formativo con l’intero team di progetto si è tenuta il 15 novembre 2024 e data l’ampia e positiva ricezione da parte degli studenti è stata calendarizzata una seconda, il 31 ottobre 2025 in cui si è discusso della maturazione del progetto a più di un anno di distanza dalla sua conclusione, ragionando sulle metodologie, sugli esiti, le criticità e i possibili sviluppi futuri.

4. Nota conclusiva: un potenziale da valorizzare

L’ultimo incontro con la comunità di Bovino è stato in realtà un vero nuovo inizio. In due calde giornate agostane, 12 e 13 agosto 2025, tanti e tante bovinesi erano riuniti, come le altre volte, al Museo Civico, ma per vedere, questa volta, l’esito del loro lavoro pubblicato. Il loro sforzo di raccontarsi e raccontare, il loro cercare e ricercare testimonianze nei cassetti, finalmente online, a disposizione di tutti. Un momento di ricongiungimento vero, anche per la comunità stessa, con i residenti all’estero lì presenti, dopo un viaggio transoceanico, per condividere l’emozione di un progetto che senza il contributo di ciascuno di loro non si sarebbe mai realizzato, la passione per un territorio che hanno voluto donare a utenti di tutto il mondo.

Realizzare progetti di Citizen History con focus specifici su territori e comunità consente di ottenere, come indotto, anche una graduale presa di consapevolezza degli stessi, stimolando pratiche responsabili di turismo, tutela e salvaguardia del patrimonio. Un progetto partecipato di Citizen History, come quello pensato dall’ArcheoClub per la città di Bovino, è in grado di coinvolgere e attrarre nel lungo periodo fruitori diversificati, non soltanto locali, creando nuovi nuclei di comunità attorno ai residenti in luoghi differenti e rafforzando la fascia di utenti che frequentano i territori per motivi di studio, poiché incentivati dalle fonti nuove messe a disposizione per la ricerca.

Le potenzialità di progetti partecipativi come Citizen History#Bovino risiedono inoltre nella loro scalabilità e replicabilità nel tempo e nello spazio. Le modalità con cui si è scelto di avviare il processo e i supporti digitali selezionati a sostegno della sua realizzazione consentono di continuare l’attività di raccolta di memorie, testimonianze e documenti senza limiti di tempo e in contesti geografici più ampi, fungendo anche da modello per progetti simili che vogliano impiantarsi in altri territori, creando così una rete virtuosa tra spazi e soggetti promotori differenti. Si prevede infatti di continuare questo lavoro insistendo sia sul territorio di Bovino ma anche allargando lo spettro d’azione, intercettando sempre più persone che a vario titolo sono in possesso di materiale utile alla crescita del portale, potenziando la divulgazione e la pubblicità a valle degli esiti fin qui raggiunti grazie a questo progetto di Puglia Partecipa. Saranno coinvolte maggiormente le scuole, che hanno già risposto positivamente alle manifestazioni di interesse, con laboratori di storia, storia orale, digital storytelling, per far sì che anche i più piccoli possano contribuire alla ricostruzione della storia e della memoria delle proprie comunità. Tutto questo verrà svolto grazie all’entusiasmo messo in moto da questo progetto, che ha raggruppato soggetti diversi che hanno dato la loro disponibilità a far maturare e valorizzare i primi risultati raggiunti, credendo nel loro potenziale sociale.

Note

  1. Si veda in proposito: Deborah Paci, Conoscere è partecipare: digital public history, wiki e citizen humanities, in “Umanistica Digitale”, n. 10, 2021, DOI: http://doi.org/10.6092/issn.2532-8816/12555; Barbara Heinisch, Citizen Humanities as a Fusion of Digital and Public Humanities?, in “Magazén” 1, no. 2: 143-180, 2020; Serge Noiret, Deborah Paci, Marcello Ravveduto, Manfredi Scanagatta, La storia come bene comune: le nuove frontiere della public history digitale, in “Passato e Presente” 39, no. 113: 121-137, 2021.

  2. Si veda il decalogo dei principi della European Citizen Science Assosiation sul sito https://www.ecsa.ngo/; ECSA, 2021: “About Us” https://ecsa.citizen-science.net/about-us/; European Commission, 2014: “Green paper on Citizen Science for Europe: Towards a society of empowered citizens and enhanced research”: https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/news/green-paper-citizen-science-europe-towards-society-empowered-citizens-and-enhanced-research

  3. Si vedano le varie piattaforme e vademecum di partecipazione pubblica di enti nazionali e regionali, un esempio: https://partecipa.gov.it/; https://partecipa.gov.it/assemblies/hub-partecipazione/f/245/?assembly_slug=hub-partecipazione&component_id=245&locale=it; https://www.rivistaimpresasociale.it/rivista/articolo/coprogrammare-e-coprogettare-alcune-considerazioni-sugli-approcci-partecipativi; https://www.osservatoriopartecipazione.it/common/media/Voglia_di_partecipazione.pdf; https://assets-eu-01.kc-usercontent.com/bad10f1e-e9af-0140-aa47-ca5379671ba5/f76ca638-f763-417b-8012-66d22f934856/Linee_Guida_Partecipazione_CEP_def_it.pdf; https://www.secondowelfare.it/collaborare-e-partecipare/progettare-la-partecipazione-quattro-attenzioni-che-fanno-la-differenza/; https://ec.europa.eu/enrd/enrd-static/leader/leader/leader-tool-kit/the-strategy-design-and-implementation/the-strategy-design/it/how-to-build-up-a-participatory-local-development-strategy_it.html; https://sardegnapartecipa.regione.sardegna.it/pages/participatory_processes?format=html&locale=it; https://user-participation.eu/it/pianificazione-del-processo-partecipativo/passo-5-metodi-partecipativi/pianificare-il-futuro-visioni-strategie-progetti/project-in-a-day-descrizione-del-metodo.

  4. Si veda il portale della Regione Puglia: https://partecipazione.regione.puglia.it/

  5. Sulla storia di Bovino: Antonio Manuppelli, Bovino. Leggenda, storia, turismo, Arpaja, Foggia 1979; Marina Mazzei (a cura di), Bovino. Studi per la storia della città antica: la collezione museale, La Colomba, Taranto 1994; AA.VV., Il museo civico di Bovino, Regione Puglia, Assessorato P.I. e cultura, Troia, 1990.

  6. A questo link il sito dell’Associazione Historia Ludens: https://www.historialudens.it/

  7. A questo link il sito della startup D.E.E.P. LAB. Srl: https://www.deeplabsrl.com/

  8. Per la candidatura del progetto sul portale della Regione Puglia: https://partecipazione.regione.puglia.it/processes/Citizenpartecipa

  9. A questo link il sito della piattaforma Omeka: https://omeka.org/

  10. Di seguito il sito di Sfizi.Di.Posta: https://www.sfizidiposta.it/

  11. Di seguito il link al sito dell’Archivio di storie orali di Giovanni Rinaldi: https://giorinaldi.com/

  12. Per l’indice della pubblicazione: https://www.unificato.it/adf-149-in-pdf-settembre-2024/

  13. Per il programma del convegno: https://www.usfi.eu/congressi/tavolo-dei-postali-2024-pescara/

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Aldo Moro e i giovani: percorsi di riflessione tra Public History e memoria collettiva

Emanuele FEDERICI

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